CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE

CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE

Alvaro Granados (Professore Teologia pastorale. Pontificia Università della Santa Croce)

Una corretta collocazione teologica dei consigli pastorali parte dalla necessità di dare concretezza alla corresponsabilità ecclesiale in ciò che riguarda l’edificazione della comunità cristiana. Tutti i battezzati sono corresponsabili della missione della Chiesa, ma con compiti diversi a seconda degli ambiti. Per quanto concerne l’edificazione della comunità, il ruolo direttivo e di guida spetta al ministro ordinato, il che non vuol dire che sia terreno esclusivo del sacerdote: gli altri fedeli, in virtù del battesimo, sono anche corresponsabili, ma partecipano in questo ambito della missione sotto la guida della gerarchia. Infatti, riferendosi ai laici, il magistero segnala: «I laici si abituino ad agire nella parrocchia in stretta unione con i loro sacerdoti; apportino alla comunità della Chiesa i propri problemi e quelli del mondo, nonché le questioni concernenti la salvezza degli uomini, perché siano esaminati e risolti con il concorso di tutti»  (AA 10). Questa “collaborazione”, che riguarda in modo particolare i laici, si concretizza nel diritto-dovere di “consigliare”, aiutando chi è alla guida della comunità a discernere e a prendere decisioni ponderate, sia in forma privata e personale, che in modo istituzionalizzato (LG 37; can. 212.3); in questo secondo caso ci troviamo davanti al consiglio pastorale parrocchiale. Lo ribadiamo, il consiglio pastorale è luogo concreto di attuazione di quella corresponsabilità ecclesiale che spetta a tutti i battezzati.

Il magistero raccomanda la formazione del consiglio pastorale parrocchiale, senza renderlo però obbligatorio. Il consiglio sarà sempre presieduto dal parroco, che designerà i suoi membri fra i battezzati che vivano in comunione con la Chiesa e «si distinguano per fede sicura, buoni costumi e prudenza» (CIC can. 512). Il consiglio si regola secondo le norme stabilite dal Vescovo diocesano (can. 536.2). Le materie di consultazione possono riguardare i più svariati aspetti di carattere profano, ma anche questioni prettamente religiose: sono attinenti tutte le questioni che hanno a che vedere con la conduzione e la crescita della comunità. Il buon andamento del consiglio richiede inoltre una cura speciale di quella che è stata chiamata “spiritualità di comunione” (Novo Millennio Ineunte, 43), che potrà essere raggiunta solamente coltivando una sincera vita di preghiera, la capacità di lavorare in equipe, di ascoltare, di riconoscere nell’altro la voce dello Spirito, il senso di umiltà e il distacco dal proprio punto di vista, ecc. Sono qualità che non si improvvisano e che richiedono nel parroco una paziente opera formativa. Il parroco da parte sua dovrà sviluppare la leadership necessaria per creare squadra, gestire i conflitti, valorizzare i talenti del singoli e i carismi particolari, ecc.

Un ultimo punto da chiarire è il problema della consultività, cioè quale valenza si debba dare alle proposte del consiglio. Innanzitutto il can. 536.2 segnala che le decisioni prese non avranno valore deliberativo ma consultivo, proprio perché, come si è detto, la responsabilità decisionale ricade esclusivamente sul parroco. Infatti, la consultazione nella Chiesa non si regola secondo la logica della democrazia parlamentare. Ciò non significa che il parroco possa semplicemente disattendere quanto indicato dal consiglio; anzi, in linea di massima, per prudenza e anche perché lo Spirito Santo agisce attraverso tutto il corpo ecclesiale, il parroco è tenuto a seguire il parere del consiglio, soprattutto quando esso viene espresso con un forte consenso. Tuttavia il parroco potrà disattendere il parere quando in coscienza è convinto dell’inopportunità del consiglio (can. 127.2).

Fonti:

Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 37; Christus Dominus, 27; Apostolicam actuositatem, 26.

Sacra Congregazione per il Clero, Lettera circolare sui consigli pastorali Omnes christifideles, 25 gennaio 1973.

Codice di Diritto Canonico, cann. 212, 511-514, 536.

Giovanni Paolo II, Christifideles laici, 25-27.

Direttorio Apostolorum Successores, 184, 211.

Scritti:

C. Bonicelli, Consigli pastorali, in V. Bo – C. Bonicelli – I. Castellani – F. Peradotto (a cura di) Dizionario di Pastorale della comunità cristiana, Cittadella, Assisi 1980.

J. Bestard Comas, El consejo pastoral parroquial, PPC, Madrid 1988.

G. Ceschi, Il Consiglio pastorale parrocchiale. Genesi, natura e funzionamento, Pontificia Università di San Tommaso, Roma 1992.

G. Ghirlanda – M. Rivella (a cura di), Partecipazione e corresponsabilità nella Chiesa. I Consigli diocesani e parrocchiali, Àncora, Milano 2000.

R. Berzosa, Consejo pastoral parroquial, in V. Pedrosa – J. Sastre – R. Berzosa (dir.) Diccionario de pastoral y evangelización, Monte Carmelo, Burgos 2000.

F. Coccopalmerio, Consiglio pastorale, in G. Calabrese – P. Goyret – O. Piazza (edd.) Dizionario di ecclesiologia, Città Nuova, Roma 2010.

P. De Punzio, Gli organismi di partecipazione ecclesiale, Elledici, Leumann 2010.


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