RENDICONTO

RENDICONTO

Diego Zalbidea (Professore di Diritto patrimoniale canonico. Universidad de Navarra [Spagna])

Fin quasi dal suo inizio, la Chiesa ha la modalità del rendiconto. Si tratta di un’istituzione con profonde radici tra le prime civiltà conosciute.

Il rendiconto regola il rapporto tra il proprietario e l’amministratore. Non è solo un mezzo per controllare e rilevare le frodi. Il termine reddere comporta il restituere, cioè, in un certo senso, il ritorno. Il rendiconto è la conclusione di un percorso circolare tra chi ha eseguito l’azione precedente (dare) e chi risponde a tale azione con un altro atto della stessa natura (ri-dare), ma differente. L’atteggiamento contrario consisterebbe nel retinere o appropriarsi (cf. can. 1375). Quindi, il rendiconto è idoneo a prevenire l’appropriazione dei beni da parte degli amministratori, ma anche per stimolare nuovi doni e per non interrompere il dinamismo del dono, che tende a diffondersi.

La principale novità del Codice di diritto canonico del 1983 in questo settore è l’aver stabilito il principio del rendiconto ai fedeli (cf. can. 1287 § 2). Questo sviluppo è un continuum di quella rendicontazione operata nei confronti dell’autorità (cf. can. 1287 § 1; 319; 399 § 1; 494 § 4; 540 § 3; 636 § 2; 637; 1301 §§ 2-3; 1302 § 1 ) ed esprime l’adeguatezza del diritto patrimoniale canonico rispetto alla nuova ecclesiologia del concilio Vaticano II. Il riconoscimento del ruolo fondamentale dei laici nella missione della Chiesa, la necessità di competenze professionali nella gestione dei beni e la destinazione esclusiva delle risorse economiche ai fini della Chiesa sono i fondamenti del rendiconto. In realtà, si tratta di non fermare l’azione dello Spirito Santo, che ha lanciato questa missione e si manifesta attraverso la generosità dei fedeli con i loro beni. Rispettare la volontà del donatore è un principio fondamentale del diritto patrimoniale canonico, perché i doni dei fedeli testimoniano l’azione divina nella loro vita e in quella di coloro che, pur non essendo membri della Chiesa, collaborano con essa (cf. can. 1267 § 3; 1299 e 1300).

Se gli amministratori non si ritengono responsabili ultimi dei beni della Chiesa e della sua missione, permettono un coinvolgimento più coerente ed esistenziale dei fedeli nella missione del Popolo di Dio, non solo per il suo sostentamento economico. Rendere conto ai fedeli non è solo un segno di educazione e di apprezzamento, ma un atteggiamento più profondo, che riconosce in questi beni un segno di vita dato dai fedeli e una componete del loro rapporto intimo con Dio.

BIBLIOGRAFIA

Fonti

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Congregazione per i Vescovi, Formulario per la Relazione quinquennale, Roma 1981.

Congregazione per i Vescovi, Direttorio Apostolorum successores, 22 febbraio 2004.

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Autori

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