VIGILANZA (DOVERE DI)

VIGILANZA (DOVERE DI)

Helmut Pree (Professore di Diritto canonico. Ludwig-Maximilians-Università di Monaco [Germania])

La vigilanza fa parte della funzione amministrativa di governo, e perciò, in linea di principio, di tutti gli uffici ecclesiastici con competenze amministrative, a tutti i livelli della costituzione gerarchica della Chiesa e degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica. Comprende il dovere di controllo sulla conservazione dell’integrità della fede, dei costumi e della disciplina ecclesiastica. È un istituto giuridico-canonico, normato da numerosi canoni dei Codici latino ed orientale. Questi stabiliscono più o meno precisamente le autorità competenti per esercitarla: Romano Pontefice e Curia Romana; Vescovo diocesano e Ordinario; Metropolita; Vicario foraneo; Superiori Maggiori, ecc. Gli strumenti della v. sono regolati soltanto in maniera frammentaria (cf. p. es. cc. 305, 318, 396-398, 628, 1301 § 2 CIC). Pertanto il diritto particolare e gli statuti devono regolare tali strumenti e le modalità di applicazione.

Per quanto riguarda l’autorità competente, i controlli possono essere interni, cioè effettuati all’interno dell’ente controllato, oppure esterni, se deputati a un’autorità esterna.

In relazione ai mezzi e agli strumenti di controllo, occorre distinguere tra controlli sull’intera attività di un determinato ente, e controlli sui singoli atti. Come mezzi di controllo sull’intera attività amministrativa figurano, ordinariamente, le relazioni periodiche e le visite canoniche e, in casi straordinari, le ispezioni e le indagini. Come misure sanzionatorie, sono adoperate sanzioni amministrative, come la rimozione, oppure sanzioni penali, incluse le penitenze. I controlli sui singoli atti possono essere preventivise esercitati durante la fase di formazione dell’atto stesso (assenso; permesso; tutte le forme di autorizzazioni, come la licenza per alienare beni ecclesiastici; nulla osta; consensus e consilium, a norma del c. 127 CIC, anche se questi sono piuttosto requisiti di validità, ma il consensus ha, almeno di fatto, l’effetto di un controllo), o successivicioè quelli esercitati durante la fase integrativa dell’atto (già in sé perfetto), che incidono sulla sua efficacia e funzionano come condizione sospensiva della stessa (recognitio, conferma, probatioapprobatio); e anche quelli repressivi, che sopprimono l’atto (annullamento e revoca con efficacia retroattiva, rescissione con effetto ex nunc), o sostitutivi, che sostituiscono un organo o un’attività (p. es. cc. 318 § 1, 413, 1747 CIC).

Dal punto d vista dell’intensità del controllo, esiste una vasta gamma di strumenti di v., dall’ispezione fino alla soppressione di una persona giuridica o alla punizione dell’organo direttivo.

In forza della loro destinazione ai fini propri della Chiesa (c. 1254 §§ 1-2 CIC), tutti i beni ecclesiastici hanno carattere “pubblico”, e perciò la loro amministrazione deve essere fatta a nome della Chiesa e sotto la sua v., che cerca di garantirne la destinazione senza intaccare l’autonomia dei soggetti titolari.

Mentre l’amministrazione dei beni ha come oggetto i beni stessi e mira a conservare, far fruttare e migliorare il patrimonio, la v. ha come oggetto l’attività di amministrazione e comporta talvolta l’esercizio della potestà esecutiva, ma include anche altri compiti che non la richiedono, anche se sono comunque controlli pubblici sull’amministrazione dei beni. Rientrano fra i primi, in particolare: l’attività normativa (p. es. pubblicare un’istruzione, c. 34 CIC; cf. c. 1276 § 2 CIC); le autorizzazioni, specialmente la licentia per determinati atti (cf. cc. 638, 1277, 1281, 1285, 1292, 1295 CIC); i decreti sanzionatori e altri decreti singolari. Rientrano invece fra i secondi le visite canoniche, le consulenze, le ispezioni, l’esame dei bilanci, i rendiconti (cf. cc. 319; 325; 637; 1287; 1301; 1302 CIC).

La v. non comprende il diritto di supplenza della rappresentanza, a meno che vi sia negligenza del rappresentante legale oppure se il diritto particolare o gli statuti prevedano tale facoltà.

La potestà primaziale del Romano Pontefice (c. 1273 CIC) comprende la vigilanza su tutti gli enti e su tutti i beni della Chiesa con tutte le possibilità giurisdizionali (inclusa la possibilità di intervento immediato). La Sede Apostolica interviene con atti giurisdizionali di v. nelle fattispecie previste: cc. 638 § 3; 1292 § 2, 1295; 1308-1310 CIC; cc. 425; 558 § 2; 1036; 1042; 1052-1054 CCEO.

Spetta all’Ordinario (c. 134 § 1 CIC) vigilare sull’amministrazione di tutti i beni appartenenti alle persone giuridiche pubbliche a lui soggette (c. 1276 § 1 CIC). Il Vescovo diocesano può affidare questo compito all’economo diocesano (c. 1278 CIC). Tuttavia, la competenza per regolamentare l’amministrazione dei beni con istruzioni, a norma del c. 1276 § 2 CIC, non è delegabile (c. 1278 CIC). Il MP Intima Ecclesiae Natura (11 novembre 2012) contiene regole dettagliate che derogano parzialmente al CIC quanto al dovere di v. del Vescovo diocesano sugli organismi caritativi (cf. art. 1, 4 § 3; 5; 10).

La funzione di v. del Metropolita a norma del c. 436 § 1 CIC comprende implicitamente la materia dell’amministrazione dei beni delle diocesi suffraganee. Il Vicario foraneo deve provvedere che i beni ecclesiastici del suo distretto siano amministrati diligentemente (c. 555 § 1, 3° CIC). Entrambi vigilano senza far uso della potestà esecutiva con atti amministrativi in senso tecnico.

I beni temporali delle persone giuridiche private sono retti dai propri statuti (c. 1257 § 2 CIC). L’autorità competente deve vigilare perché siano usati per i fini dell’ente (c. 325 § 1 CIC). Gli strumenti di v. devono essere individuati negli statuti o nel decreto della costituzione dell’ente. Anche gli enti privati sono sottoposti all’autorità dell’Ordinario del luogo a norma del c. 1301 CIC, per quanto riguarda l’amministrazione e l’impiego dei beni che sono stati loro donati o lasciati per cause pie (c. 325 § 2 CIC).

Fonti:

Congregazione per i Vescovi, Dir. Apostolorum Successores, 22. 02. 2004, Città del Vaticano 2004 (http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cbishops/documents/rc_con_cbishops_doc_20040222_apostolorum-successores_it.html );

Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Nota La funzione dell’autorità ecclesiastica sui beni ecclesiastici, 12. 02. 2004: «Communicationes» 36 (2004) 24 – 32; «Ius Ecclesiae» 16 (2004) 817 – 825 (http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/intrptxt/documents/rc_pc_intrptxt_doc_20040212_beni-ecclesiastici_it.html );

Conferenza Episcopale Italiana, Istruzione in materia amministrativa, 2005 (http://banchedati.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2005-11/02-26/Notiziario8-9_05.pdf );

Bibliografia:

H. Heimerl – H. Pree, Handbuch des Vermögensrechts der katholischen Kirche, Regensburg 1993;

H. Pree – B. Primetshofer, Das kirchliche Vermögen, seine Verwaltung und Vertretung. Handreichung für die Praxis, Wien – New York ²2010;

D. Zalbidea, El control de las enajenaciones de bienes eclesiásticos. El patrimonio estable, Pamplona 2008;

F. D’Ostilio, Il diritto amministrativo della Chiesa, Città del Vaticano 1995, 443-492;

W. Aymans – K. Mörsdorf, Kanonisches Recht, vol. I, Paderborn -München – Wien – Zürich 1991, 375 – 381;

J. Vries, Vigilancia, derecho eclesiástico: S. Haering – H. Schmitz (ed.), Diccionario enciclopédico de derecho canónico (ed. espanola: I. Pérez de Heredia y Valle – J. L. Llaquet, Barcelona 2008), 827;

S. Lederhilger, Aufsicht II. Kath.: LKStKR I (2000) 180 – 182;

F. Fabene, Vigilancia (derecho y deber de): DGDC VII, 902 – 905;

C.I. Heredia, El obispo y la vigilancia de los bienes temporales de la Iglesia: «Anuario Argentino de Derecho Canónico» 7 (2000) 47 – 64;

V. De Paolis, I beni temporali della Chiesa, Bologna ²2011.


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